Il digiuno intermittente
Il digiuno intermittente non indica cosa mangiare ma quando. Gli schemi più studiati sono tre.
Gli schemi
- 16:8: si concentra l'alimentazione in otto ore, per esempio dalle 10 alle 18, digiunando le restanti sedici. È il più praticato.
- 5:2: cinque giorni di alimentazione normale e due giorni non consecutivi con circa 500-600 kcal.
- Digiuno a giorni alterni: giorni normali alternati a giorni di forte restrizione.
Cosa dicono gli studi
Sul peso i risultati sono paragonabili a quelli di una restrizione calorica continua di pari entità: il vantaggio non è metabolico ma pratico, perché per alcune persone è più semplice saltare un pasto che contare le calorie a ogni pasto. Sui parametri metabolici, come insulino-resistenza e pressione, alcuni studi mostrano miglioramenti, spesso legati al calo di peso.
Gli studi sull'uomo sono ancora relativamente brevi: mancano dati solidi oltre i due anni.
I rischi
- Fame intensa, irritabilità, difficoltà di concentrazione nelle prime settimane.
- Rischio di abbuffate nella finestra alimentare.
- Perdita di massa muscolare se le proteine sono insufficienti.
- Ipoglicemie in chi usa insulina o farmaci ipoglicemizzanti.
Chi non dovrebbe praticarlo
Bambini e adolescenti, gravidanza e allattamento, diabete di tipo 1, disturbi del comportamento alimentare in atto o pregressi, sottopeso, anziani fragili, chi assume terapie che richiedono orari fissi con il cibo.
Saltare la colazione non è pericoloso in sé, ma per molte persone porta a mangiare peggio nel resto della giornata. Va valutato caso per caso.